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Alloggiai in cento e più vite

Nelle camere in assenza d'ore
dove mi stesi a lato del tuo cielo
Anomali venti ad assolvere l'impervio fardello
dell'assente d'indugio.

Ogni respiro era autenticità duellante al nuovo.
Ogni verso indifeso al silenzio era congiunto
Come bocche in morbidi baci di ciliegia, una a carpirne una all'altra
Abbozzando il mio cedevole andare, accanto e al centro
al mormorante urlato silenzio

Laddove svanisce la ragionevolezza,
sui pannelli in cifre e scritture
Mirava il futuro come cartina del cuore
E ancora schizzi ritratti e orme movenze
e somiglianze in cenni ad affidare identici i passi
Come su drappi fluidi, nel ricongiungersi di dita e palmi
aderenti per un accumulo d'emozioni

Vestite con bianche vestiti per la festa nuziale
della sera, con l'antro più scuro, carico di stelle.

Distinsi ogni mancanza, difetto avuto prima di allora
mi realizzai nelle tue strette, sussultando come cianotica,
senza sangue che in stupefacente interesse si china a terra
verso il tuo corpo e sul tuo petto

Alloggiai in cento e più vite,
in un istante solo madida di selva al sapor aspro d'uomo

Nel dilaniare me e me soltanto, riaffiorai in altri languori
Di brezza e burrasca, di solatio e rovescio di quella fitta
Che d'unico d'amore comprende senza mormorare il suo nome.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 30/08/2013 20:43
    Una lirica aulica e profonda, di una ricercatezza unica. Temo di essere banale, ma è un capolavoro. Complimenti.

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