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Il bracciante che ritorna dai campi

Ha il profumo di un'antica dignità,
il bracciante che ritorna dai campi
e nessuno mai gliela sottrarrà,
sarà raggio di sole che svergogna mille lampi.
Ha il sudore come seconda pelle,
il bracciante che ritorna dai campi,
e piccoli figli che sembrano stelle,
da protegger dalla violenza dei tempi.
Ha le mani callose e profumo di pomodori maturi,
il bracciante che torna dai campi,
desiderio di prendere a pugni mille muri,
"oggi devo lavorare, che dalla morte io scampi".
Il bracciante che dai campi ritorna,
ha pupille bagnate da un futuro migliore,
e mentre curvo è sulla terra sogna,
di prendere quell'ascensore
che lo porta a ritrovar la speranza,
a ingaggiar tra i filari quel passo di danza
che inebria la mente e il cuore,
e sconfigge quella parte di sè che muore
nell'indifferenza di chi governa,
in promesse elettorali che sono bugia eterna,
il bracciante conosce che vuol dire respirare,
è non vergognarsi della fatica,
per procurarsi da mangiare;
il bracciante che dai campi ritorna,
è la risposta più bella all'italica vergogna,
di chi vede ma non intende vedere,
e si nasconde dietro le sue bandiere,
di perbenismo e velenoso privilegio,
che perverte la civile convivenza,
come il coltello d'un lacerante sacrilegio.
Il bracciante che dai campi è tornato,
manda un bacio al suo passato,
e sorride con volto beato,
al fumigare d'un piatto riscaldato;
il bracciante ha viso fresco di gelsomino,
e il sorriso incontaminato di un bambino,
morbido, rasserenante, fresco
dolce come un cuscino.
Ma il bracciante che dai campi è tornato,
ha spesso lo sguardo graffiato,
dalla vergogna che lascia senza fiato,
d'un ignobile caporalato,
il bracciante che dai campi va a tornare,
raccoglie dentro un pugno,
il profumo del suo mare,
e dice "quanto sa scottarmi questa povertà,
ma stia tranquilla che non mi annienterà",
il bracciante è un sol uomo un sol destino,
italiano, rumeno o marocchino,
sa che in fondo vi è una brezza di vento,
in cui Dio gli è sempre vicino,
il bracciante dal grembo dei denti,
partorisce una nenia di preghiera,
che gli insegni a stare in piedi tra gli eventi,
di una vita che lo osserva severa,
il bracciante per sempre sarà,
anima d'ogni frutto che dal seme crescerà
e nell'umile suo faticare,
sarà vangelo di verità.

 

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 24/09/2013 08:01
    Ho scelto a caso autore e poesia. Sono contento perchè leggo con piacere versi che raccontano il duro lavoro della terra.
  • Vincenzo Capitanucci il 24/09/2013 07:13
    negli anni60... troppi hanno preso l'ascensore industriale... la terra non valeva più niente...

    ... il bracciante è un sol uomo un sol destino,
    italiano, rumeno o marocchino,
    sa che in fondo vi è una brezza di vento,
    in cui Dio gli è sempre vicino,

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