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L'uomo d'argilla

Il vecchio stazzone
lo ricordo ancora,
aveva il suo centro
nel pozzetto dell'impastatrice,
dal suo marchingegno
partiva una lunga pertica;
quella la spingeva
un uomo forte.
Per impastare l'argilla
in una vasca scendeva
a gambe nude, mio zio
e mestava la mauta:
lui era un uomo d'argilla!
Le sue gambe sembravano
cilindri di creta
prima lucenti e fresche
piene di vita
infine diventavano terre secche
spaccate in tante piccole croste
anche se rimanevano
ancora legate alla sua pelle
a quello stazzunaru,
incollate ai suoi peli
ancora per molto.
Intanto quell'argilla
plasmata da abili mani
prendeva forme agili e utili
di brocche, di tegole, di pentole,
più tardi il fuoco
li avrebbe rese eterne.
Lo zio, affaticato
se ne stava spesso seduto
sotto i pampini
di una vecchia pergola;
era l'ora del pranzo,
da li a poco
qualcuno dei familiari
gli avrebbe portato
un piatto di minestra fumante.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 05/10/2013 13:21
    Che bello conoscere le vite altrui... Raccontandone il suo mestiere... Vite di sacrifici e di amore in colei che accudiva il suo uomo. Complimenti davvero bella. Grazie

2 commenti:

  • Chira il 10/10/2013 18:14
    Scopro ora questo mestiere antico e faticoso che poi si tramuta in oggetti belli ed utili... bellissime immagini e tutta poesia in quell'"uomo d'argilla". Caro Salvatore, ero andata nel paese della "distrazione"... Un abbraccio!
  • loretta margherita citarei il 04/10/2013 04:30
    molto apprezzata complimenti

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