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Crisi (La peste nera)

Anime vuote
senz'ombra né luce,
si aggirano inquiete
meste e mute.
La vita sorride sull'alto colle
Ch'esposto al sole
l'Eterno volle.
Ma da lassù il grande sultano,
stentò a tendere la mano
e cadde violenta la peste nera
bruciando ovunque ali di cera.
E.. a ridosso della valle
caddero violenti
ceneri e lapilli,
.. ingrigiron anche i pistilli,
che dei fiori son i pupilli.
Tutto nero, tetro e cupo,
a lacrimar gli occhi del lupo,
che mai vide cotanta miseria
farsi arcigna, vera e seria.
L'uomo bianco
uscito sull'uscio,
si fece lumaca ritirata nel guscio,
e mai si accinse
a prender la via,
di una persa allegria.
Viva la crisi, la peste nera!
Gridò dall'alto una megera,
che poco prima
s'era venduta,
per lauti denari
a nostra insaputa.
E intanto il sultano se la ride,
lì sul colle dove c'è sempre il sole,
ma anche lì prima o poi si muore
e noi qua giù a rider di cuore!

 

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2 commenti:

  • Caterina Russotti il 05/10/2013 16:03
    Attuale questa tua poesia che con versi mirabili fa una foto di quel che abbiamo vissuto per l'ego di una sola persona.
  • LIAN99 il 04/10/2013 23:44
    Garbata, amara satira dell'attuale situazione socio-economico-politica.

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