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Di me morire

Pettinando i capelli
Della bambola di turno
Feci scivolare il cuore in un capestro nuovo

Quando i miei amici più cari
Ebbero finito di giocare a palla
Con la mia ultima testa
Bevvi il tè delle cinque dita
Appollaiata sul divano di porfido
E pensai fino all'amplesso dello sfinimento

Due sillabe germane mi vennero in sogno
Tra le reti infantili delle mie palpebre
E fu indubbio che quella sorta di pace
Avrebbe accompagnato l'odore di un intero giorno


Una piccola mosca fece il girotondo sul tasto verde
Sopra ci avevano disegnato un altoparlante
Nel mio petto suonò un pianoforte
E gocciolò l'acqua semitrasparente

Venni a trovarmi
Un pomeriggio di stoviglie
Di sole nudo dal sapore pigro
E Mi osservai brillare come acciaio
Entrare nella pelle e di me
Morire.

 

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3 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • agave il 18/11/2013 22:14
    la tua poesia è piena di figure retoriche intense, originali e pure semplici capaci di chiarire l'idee sui tuoi stati affettivi, brava davvero
  • luca il 21/10/2013 19:27
    interessante stile, un accostamento apparentemente casuale di aggettivi che però hanno un senso cupo, come quello di tutta l'opera, mi è piaciuta molto, brava!

3 commenti:

  • augusto villa il 22/10/2013 21:38
    Cavoli, Laura... gli ultimi sei versi... sono una poesia a parte... Credo sia un capolavoro...
    Grande!
  • Alessandro il 22/10/2013 20:56
    Cupa ed enigmatica. Promossa a pieni voti.
  • stella luce il 21/10/2013 23:29
    versi cupi... però intensi e quasi come usciti tra urla di rabbia... molto brava

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