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Il tassista

Linea sottile e profumo di viole
sgusciavi sul sedile
ed era un tuffo al cuore.
Follie nei tuoi colori,
pittavi fantasie e parabole,
tenebre e bagliori,
lampi accecanti di motti
con i quali mi inondavi,
sciabolando i miei fianchi
fino a ferirmi,
poi leggera riprendevi,
in punta di piedi.
Monologhi dal gusto monocorde,
pensiero che si perde in dialoghi
contorti e immaginari,
ti ascoltavo senza dir parola,
e il tassametro saliva,
fibrillavo con l'arsura nella gola
e la fronte madida,
e tu avida mi chiedevi ancora strada,
sciarada di emozioni violente
ad inseguirsi ammattite lungo quel volante.
Via dalla folla, via senza meta,
ma ho detto basta, la corsa è finita,
chiuse le porte riparto solerte
a disegnar di nuovo traiettorie storte,
biancheggiando nella notte.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 24/02/2014 18:11
    Un dialogo con la propria auto? Se così fosse, direi una trovata fantastica. Ed anche l'uso di parole piane che si alternano a parole sdrucciole rendono ancora più ermetica e più simpatica questa composizione.

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