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A tempo perso

Ancora scrivo e, a guisa di pedone,
fuggo dalla scacchiera allo scrittoio;
ma forse anch'esso è gelida prigione.
Siamo carogne avvezze all'avvoltoio,

mute comparse sull'immensa scena
vociante, quel trambusto che dilaga.
Pur te ignorando, in silenziosa arena
si getta ancor l'essenza mia, non paga

di nuovi affanni e polverosi intenti.
Così prosegue, amor mio, la battaglia
di chi seguiterà a mirare il Sole

finché ne avrà il cuor nero e gli occhi spenti;
la corsa di chi, a corto di parole,
a tempo perso impara e ben più sbaglia.

 

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3 recensioni:

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  • Giulia Aurora il 28/10/2013 23:57
    Il gioco della vita con mosse e passaggi con nuove speranze e cadute molto musicale in rima ma profondo
  • Rocco Michele LETTINI il 28/10/2013 16:46
    Mirare il sole per ritrovarsi in un sereno assente... Mirabile sonetto metricalmente elogiabile...
  • roberto caterina il 28/10/2013 12:21
    spesso si sbaglia più di quanto in effetti si impari, strana la seconda quartina che non riprende la rima della prima, ma nel complesso non male...

13 commenti:

  • Alessandro il 04/12/2014 18:33
    Se la discussione deve degenerare in slogan dallo stampo paternalistico per non entrare nel merito dell'argomento, tanto vale finirla qui. Sempre che sia davvero iniziata.
  • Giuseppe Vita il 04/12/2014 16:48
    Oggigiorno siamo tutti poeti. Però essere poeta non sta né nello scrivere né nel pensare, ma solo nel fare. Mi spiego meglio: se non mettiamo in atto ciò che pensiamo e scriviamo non possiamo ritenerci poeti. E questo valga anche per chi, prima di noi, si è sentito tale. Lo dico senza alcuna ambizione e senza alcun merito, perché non ne ho mai avuti.
  • Alessandro il 04/12/2014 16:20
    Rifiuto l'invito a leggere da chi invita arrogantemente a non scrivere.
  • Giuseppe Vita il 04/12/2014 16:14
    Ti invito a leggere il mio sonetto che ho pubblicato una quindicina di giorni fa su questo sito. È un sonetto di protesta dal titolo "Povero sonetto!". È un sonetto continuo.
  • Alessandro il 04/12/2014 16:03
    Pensare che proprio io a volte vengo attaccato perché mi ispiro al metro classico (che difendo a spada tratta) scagliandomi contro l'abuso del verso libero. Ciò non toglie che gli schemi ritmici, anche quelli più celebrati, possano evolversi (pensiamo a Leopardi con la canzone libera). Dato che non siamo nel fascismo, puoi dolertene quanto vuoi, perché io di certo non obbedisco al primo censore che passa (come chi scrive guazzabugli che farebbero impallidire i futuristi ha il diritto di non obbedire a me).
  • Giuseppe Vita il 04/12/2014 15:55
    Se vuoi sperimentare non usare il sonetto che da secoli è stato maltrattato da poeti stranieri ed italiani. La mia è una protesta contro chi fa uso del sonetto senza rispettare le regole originali. Io me ne dolgo, in quanto non m'innalzo a cotanta bravura.
  • Alessandro il 04/12/2014 14:53
    Francamente non vedo cosa vi sia di male nello sperimentare partendo dai metri classici, come altri illustri e meno illustri hanno sicuramente fatto prima di me, senza però il piacere della tua pedanteria.
  • Giuseppe Vita il 24/11/2014 10:53
    Anche questo non è da considerarsi sonetto, in quanto non osserva nella seconda quartina lo schema rimico della prima.
  • ciro giordano il 28/10/2013 21:30
    davvero amara questa tua, molto sentita
  • Anonimo il 28/10/2013 16:03
    Rima o non rima... la tua poesia è bella, scorrevole e ha un buon contenuto...
    Bravo Alessandro, come sempre!
  • giuseppe gianpaolo casarini il 28/10/2013 15:20
    A dir bravo oggi sol mi fermo
    che più parole merita il tuo dire
    belle le immagini forte il tuo pensiero.

    ggc
  • Alessandro il 28/10/2013 13:20
    Diciamo che è un semi-sonetto, mi sono preso qualche libertà con le rime.
  • Anonimo il 28/10/2013 13:07
    eccellente come sempre bravo ale...

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