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Ruggine, polvere e malvasia

Il ritmo non è più quello di una volta,
ma io ci provo lo stesso a rincorrere
vittime e carnefici, lungo la strada
che corteggia le antiche consuetudini
e i sentieri meno agili che portano al mare.
Anche se è della primavera che sento
più la mancanza, in questo grigio
allinearsi di lampi all'orizzonte,
fredda paralisi che mi spinge a chiedermi chi sono.
Ancora una volta, senza una ragione.
Nell'orizzonte che non è mai cambiato,
nella cenere di un Dio mai troppo lontano,
riconosco i vincoli e mi lascio andare
ad un abbraccio che sa di vino buono,
nero come il cuore del più villano dei colori.
E intanto cammino piano, con le dita
che s'adeguano ad ogni passo, e senza
farmi capire niente sfondano le tasche.
Nell'incontro con un albero d'ulivo
d'improvviso mi sento un altro,
respiro ruggine, polvere e malvasia.

Potrebbe finire domani questo inganno,
o andare avanti fino a che i campi
torneranno ad essere tormentati
dal vento che non s'arresta un attimo;
ho messo più di un piede sul mio portafortuna
azzurro, quello a forma di rosa,
o forse sei stata tu.
Un mito impalpabile che tiene a bada
gli istinti meno nobili, e pulisce l'aria
dalla rabbia di chi ha perso tutto in un istante,
come se un colpo di scopa potesse essere
vita e morte insieme, senza preavviso
accrescere a dismisura il paesaggio
che le separa dai giardini rimasti vergini.
E più m'accanisco ad indovinare tracce
tra le mura scavate dai vandali,
e più il terreno si fa compatto, colmo
d'indifferenza verso la mia pretesa
di conoscerlo sino in fondo. I resti che contano
sono sempre più in là, distesi ad ingoiare
tempo da qualche altra parte,
bizzarro vuoto che si fa magia
negli occhi della povera gente.
Qua, solo un pastore che mangia
fichi d'India all'ombra dei secoli,
e un gregge ubriaco che divora erba,
come me, ché più lo guardo
e più non so da che parte andare.

 

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1 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 28/11/2013 21:32
    Il ritmo della vita che cambia, non siamo più gli stessi, quel che abbiamo costruito, pian piano svanisce davanti ai nostri, quasi a rendere inutili e vani i nostri sacrifici. Smarriti in una società che non ci vuole, non ci appartiene. Stupendi versi

4 commenti:


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