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Preludio della chimica

Giapprima che il silenzio
belasse incandescente
la morte scavalcava
le fabbriche del dubbio,
aveva carne umana
e pelle di serpente
e nelle tasche un morso
di chimica e di unto.

Il quinto Reich guardava i suoi bambini
ballare sulla tenera rugiada della luna
seguendo con il sangue
sfregiato spazzatura
un'elica di alito
ruggito antisemita:
l'incudine, la noia,
l'ignavia, la paura
gettati in un affetto
di rabbia e di formica...

e sotto le radici spumose dell'iguana
un angelo di stoffa
disfatta e silenziosa
tracciava la sua svastica spinata
sudiuna superficie
di cose senza nome.

Era la sagra antica
del comico e del mimo.
Era la notte bianca
dell'orco circonciso
e nelle discoteche di San Bartolomeo
l'incenso copulava
con l'anima del grifo.

Brezza di carne gelata
e sangue d'avide vene
colava sul cranio dei vinti
lo sputo delle candele.

Dall'orbita oculare dei televisori
nascevano opinioni di plastica e tungsteno.
Dalle cantine delle case farmaceutiche
nascevano miracoli di chimica endovena.
E dalla gola infranta degli ultimi profeti
nascevano eroine di oppio e di cancrena...

e la plastica slittava
lungo il cerebro e le vene,
e la chimica nutriva
i neuroni e la maree,
e l'oppio si mischiava
col plutonio e con la pietre.

Era l'età dell'oro,
dei computer e le aspirine.
Era l'ora dell'angoscia
che riempiva le vetrine
e in tutte le case la felicità saliva
dai frigo che scoppiavano
di carne e di colite.

Tre agnelli appena sgozzati
e un mondo pieno d'insegne
stavano a fianco seduti
sopra montagne di strenne.

 

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1 commenti:

  • Duccio Monfardini il 18/09/2007 12:46
    mi ricorda un po' la domenica delle salme di de andrè... cmq bellissima poesia. ciao, duccio.

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