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A parabbola der cieco

leggenno a parabbola de lu vangelu
dellu ciecu che ar SIGNORE
chiese de libberà l'occhi sui dar velo
de a cecità,

me vene da pensà
che stu purittu
avenno riavutu a grazia
dar vedè,
se sia poi pentitu perchè

ordre a scrutà
e meravije der creatu
li culuri che tanto avia sugnatu

avennoce occhi novi anche ner core
s'accorse anco dellu male
che l'omini erano soliti fare


e de come schiavi de e passioni
se divenna superficiali,
ipocriti, quasi vestiali...

Cuscì ora che cia l'occhi aperti
ridia però a denti stritti
e quasi bestemmianno
per a ricevuta grazia
dicia spessu:
mejo esse ciecu
che vedè a miseria umana,
granne disgrazzia "!

traduzione

leggendo la parabola nel vangelo del cieco che al Signore chiese di liberarlo dalla cecità, mi viene da pensare che questo povero, avendo ricevuto la grazia di vedere si sia poi pentito,
perchè oltre a constatare la meraviglia dl creato, i colori che sempre aveva sognato, avendo occhi nuovi anche nel cuore, si accorse anche delle azioni malvagie che l'uomini son soliti fare e come, schiavi delle passioni diventano superficiali, ipocriti, bestiali.

così ora che aveva gli occhi aperti, sorrideva a denti stretti, e quasi bestemmiando per la ricevuta grazia, spesso diceva-meglio esser cieco, che veder la miseria umana, grande disgrazia!-

 

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4 commenti     5 recensioni    

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5 recensioni:

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  • Anonimo il 14/01/2014 19:35
    Meravigliosa e originale complimenti!!
  • Caterina Russotti il 14/01/2014 17:59
    Meravigliosa sia nei versi che nella lezione di vita che dona.
  • Anonimo il 14/01/2014 10:59
    Embè cara Loretta, la tua poesia è molto bella e profonda. Ricordo che di parabole sui ciechi ce ne sono due. In una il cieco è cosciente di non vedere e chiede a Gesù di essere guarito. Nell'altra, il cieco non chiede nulla e convive tranquillamente col suo stato, ma è Gesù che va e gli spiccica sugli occhi un impasto di terra e saliva, quasi a dargli fastidio, per fargli accorgere della sua cecità.
    Comunque, vedere è sempre meglio che non vedere. Quello ch'è importante è proprio la coscienza della realtà che ci circonda e non l'inconsapevolezza delle cose.
  • Rocco Michele LETTINI il 14/01/2014 07:59
    Singolare osservazione in vernacolese sul pentirsi der cieco dopo aver ottenuto la vista dar Signore... Eh sì molte colorazioni non sono gradite... SEMPRE SAGGIA LORY
  • roberto caterina il 14/01/2014 07:21
    Bello questo tuo testo che ha il sapore e la misura della classicità nella saggezza dialettale..

4 commenti:

  • Anonimo il 14/01/2014 15:45
    Dimenticavo: mi piace molto scritta in dialetto! Complimenti!
  • Anonimo il 14/01/2014 15:44
    Sono d'accordo con Salvatore.
    Brava Lor, hai fatto bene a pubblicarla. Aiuta a far riflettere!
    Mitica Lor!!
  • Anonimo il 14/01/2014 15:21
    Molto bella la tua poesia comprensibile anche nel dialetto... il povero cieco non aveva tutti i torti a pentirsi del miracolo chiesto a Gesù, perchè con gli occhi del cuore aveva scorto la malvagità umana.
  • Anonimo il 14/01/2014 09:58
    molto bello davvero, sempre brava ed originale...

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