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Il pranzo di Natale

È tetro il desco, chiuso in un distacco
che quasi irride l'albero e l'addobbo.
Si perde la speranza nel vermiglio,
nello smeraldo, nei vestiti buoni,
nel goffo tintinnare di forchette.
E in mezzo a tanti desolati suoni
tacciono tutti, anziani e giovanette,
madri e bambini: non s'odono i canti
dei bevitori, l'aspro borbottare
della zitella, gli innocenti vanti
del cugino in carriera, né più il figlio
ragiona di politica col babbo.

Qual sorte ci toccò, quale flagello
il tempo come dono porta seco
a noi, scotendo il polveroso sacco!
Senza clemenza piega questa sete
il verde arbusto come il vecchio abete,
il lupo come l'innocente agnello.
Lo specchio cela un volto disumano,
destatosi da un lungo sonnecchiare:
crebbe con noi, come gemello insano
che già infestava le materne fasce,
mordendoci, rubando il latte. Un cieco
timor banchetta, e l'anno non rinasce.

 

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 21/01/2014 19:15
    Versi molto belli e profondi apprezzata moltissimo bravo!!
  • Rocco Michele LETTINI il 21/01/2014 12:28
    Endecasillabi che rispecchiano quanto melanconicamente servito...
    IL MIO ELOGIO ALESSANDRO...

2 commenti:

  • Alessandro Moschini il 23/01/2014 09:04
    Versi molto significativi di quella che ormai è diventata la festa del consumismo più che quella dei valori. Chapeau.
  • Chira il 21/01/2014 11:53
    Niente speranze intorno al desco natalizio, niente futuro per il nuovo anno... lirica disincantata che non coglie più lo spirito festoso di quando si aveva poco ma proprio per questo tanto da sognare. Sempre versi egregi, ma davvero malinconicamente veri per molti! Bella.
    Chiara

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