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Monologo

Grande sei davvero.
Gioco facile di noi facesti.
Sofferenze e carestie
ci doni a ogni epoca
e ci imponi ubbidienza.
Perché dovremmo assecondare
un Dio che di noi si burla?
Ricatto sempre aleggia sulle labbra tue,
di fare i muli ci imponi
che al fin di tutto premio non c'è,
e dimmi, oh Grande,
perché dobbiamo soffrire?
Come leoni plasmarci non potevi?
Che di ruggito fossimo padroni?
O come pecore donarci mansuetudine
che risposte non cercavamo
a sofferenza nostra?
Mi rispondi che in croce sei stato
per redimere peccato nostro?
Bugiardo!
Noi frutto siamo di gioco tuo,
sapevi e, come ninnolo vuoto,
ci hai lasciato a morire in mente nostra.

 

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2 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 21/01/2014 17:50
    Un monologo che esprime la convinzione che un Dio... se esiste... , non può mettere in croce i suoi figli. Versi belli e profondi di libero sfogo.
  • Anonimo il 21/01/2014 17:45
    Un sfogo che nasce da un bisogno di risposte a domande che, comunque, affermano l'esistenza di un qualcuno e che, probabilmente non abbiamo ancora capito, fino in fondo, o incontrato nella sua pienezza.
  • Rocco Michele LETTINI il 21/01/2014 17:30
    Uno sfogo non del tutto casuale caratterizza questo verseggio pregno di rabbia perché tutto è contro, perché tutto tormenta, perché tanto non cambia... e Iddio è assente? Chissà ne l'aldilà riserva altra musica, altri concerti che allieteranno il nostro eterno ne l'Eden del sincero amore?

2 commenti:

  • Fabio Solieri il 08/09/2014 17:11
    In questa poesia sfogo si ammira un coraggio di parola al limite dell'incoscienza o della rabbia repressa per tropo tempo
  • stella luce il 22/01/2014 21:31
    una grande rabbia esce da questi versi... una rabbia verso un Dio che non si comprende... ma nel quale forse si vorrebbe maggiormente credere

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