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Istrice

Adone era lontano
Anni luce e costellazioni
Nel mio vagare tra i boschi e le città
La mie spine divenivano grigie
La civetta mi aveva avvertita
Quando le chiesi cosa fossero un paio di scarpe
Ma non mi disse tutto quanto quella notte
Ed io partii ugualmente

La prigione e la libertà ad alternarsi
In un petto al riparo dalla luce
Desideravo ali per le montagne
E pinne per oceani profondi
Ma solo aculei d'inchiostro e un'orizzonte
Mi diedero la forza per dormire

Nel sogno vidi la sua figura
Sfiorare le foglie sotto la luna
-Le mie spine luccicarono
Il mio sorriso
Era perduto -
Lo vidi poi scivolarmi accanto
E lo ferii inesorabilmente
Poi le foglie caddero come neve
E così le mie difese

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • ciro giordano il 03/02/2014 18:13
    bè finisce bene, per un attimo avevo temuto... Carica di simboli e metafore, forse troppo, ha una forza misteriosa che tiene avvinti, e quasi commuove alla fine... bella poesia

4 commenti:

  • augusto villa il 03/03/2014 15:35
    Bella e ben scritta... Un incanto la chiusa. ---
  • Alessandro il 04/02/2014 00:07
    Molto simbolica e anche un po' mitologica. Letta con interesse.
  • Maddy il 03/02/2014 16:24
    meravigliosa, molto bella
  • Anonimo il 03/02/2014 16:01
    molto bella, soprattutto il finale... mi piace come è scritta...

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