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Venite homines

Come rami tesi verso il cielo
di alberi spogli in balìa del vento
si alzano verso l'amato petto
le mani scheletrite di bimbi
imploranti cibo e affetto.

Come pioggia che scende
da un cielo grigio e cupo
sgorgano le lacrime amare
di chi chiede pane, acqua e
carezze per accettare d'esser nato.

Il rosso di un tramonto là nel mare
non è lo stesso colore del sangue
sparso per strade polverose
da bombe e intolleranze.

L'azzurro cupo del mare solcato
da scafi stracolmi di speranze e nostalgie
non è lo stesso colore del cielo stellato
che si vede dalle capanne dei villaggi.

Venite parvulos senza sorrisi
a saccheggiare a piene mani
nelle tasche gonfie e chiuse di chi
accumula denaro, oro e disprezzo.

Venite mulieres con i volti tumefatti
a strappare il velo di odio, rabbia e
prepotenza di uomini padroni
solo della loro indicibile violenza.

Venite homines schiavi di chi detiene
il capitale a bussare alla porta della
giustizia e dell'uguaglianza,
perché vorrei non vedere più da qui
a quando chiuderò per sempre gli occhi
fratelli e sorelle figli di un dio minore e indifferente.

 

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1 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 10/02/2014 16:08
    Meravigliosa questa tua lirica che chiede giustizia ed uguaglianza affinché il diritto di nascere.. Mangiare... essere amati sia uguale per tutti gli essere umani del mondo.

2 commenti:


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