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Tra buio ed utopica luce

Tra buio ed utopica luce
i ricami della stoffa
odorano di vissuto.
È labile tutt'attorno
e la mia finestra mi grida
la fine di questo vacuo giorno.
Non si scorge nemmeno un astro
tra i monti che come ombre
sembran volermi divorare.
Si riproducono queste ombre
ed ora ombra divengo anch'io.
Sento appena la mia mano
per poter di questo scrivere.
Urla scritte che nessuno sente
ogni cosa perde lineamenti
e ora anche io, cosa sono?
I miei occhi hanno perso colore
e la loro vaga forma
e solo so di esister avvertendo
il cuor mio rimbalzare.
Nella mia prematura gobba
sento tirare il tempo
con i suoi muscoli contratti.
Tra buio ed utopica luce
tutto non muore, ma rivive...
E delineo ogni colle
col blu della neonata.
Parole vuote
del sentire e non vedere,
il tempo mi scivola addosso
e lo sento scorrere via veloce,
mentre nell'altro emisfero
si strofinano gli occhi.

Di oggi solo l'attività onirica
di questo primo mattino
mi amava tenendosi stretta alla gola,
ma riprendo quest'emozione
in undici ore unica eccezione,
e nel solo buio
la lascio crescer dentro me
dovunque essa voglia.

 

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 14/04/2014 14:37
    apprezzata... complimenti.
  • Centrone Stefano il 23/02/2014 18:23
    Una poesia, a mio avviso, introspettiva e molto apprezzata nel suo esser letta.
    Si comprendono, se non sbaglio, anche alcuni timori della poetessa in questione.
    Apprezzata perché questa poesia è sinonimo di avvenenza.

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