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Un pellicano

La ragione mi imprigiona,
la coscienza diventa spirito,
e navigo tra le stelle fulminanti dei miei pensieri,
mi smarrisco.

Mi sollevo,
le nubi son mobili spettatrici
del teatro mondo,
dove un gomitolo di vite
si intriga.

Cancello i bordi,
lascio uscire il colore.

Esplodo in un fuoco blu,
le scintille d'oceano baciano il cielo,
il mare diventa aria.

Immersione,
sulla soglia del regno di Nettuno,
bagliori e nuvole di sabbia,
che arrancano,
trasportate dalle maree.

Niente trovo tra le diamantine colonne d'acqua,
che portano verso l'alto la speranza.

Riemergo,
distese verdi squarciano il cielo,
campi asciutti macchiano la terra,
stendendo un dorato velo,
che per tempi incerti erra.

Rosse macchie dipingono un colle,
sparse e ammucchiate al pari delle folle,
sullo sfondo immobile una casa,
che da rosee armonie viene invasa.

La distesa blu è coperta da grigie spugne,
che affacciano su sterminate vigne,
dove i colori insieme cantano,
e di felicità si bagnano.

In una fonte,
ecco una valle dorata,
da un'unica lacrima generata,
sparisce la morte,
mi tuffo
e cambia la sorte.

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1 recensioni:

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  • Andrea Pezzotta il 23/02/2014 19:52
    Davvero bella, la parte iniziale è davvero fantastica, non sono un'amante delle rime ma tu le hai usate davvero molto bene!

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