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Tra il crepuscolo e la morte

Nel punto di maggior equilibrio
riesco quasi a distinguere le ciglia
dagli occhi stanchi, anche se un colpo
di vento è sufficiente a far crollare due terzi
del palazzo insieme alle statue più belle,
le due dee innamorate di chi si nascondeva
sotto pesanti drappeggi. Un po' così,
tra il crepuscolo e la morte, sperando sempre
che non sia finita qua la partita più importante.
Perché c'è un cane che cammina
nonostante la zampa storta,
e un vecchio che puzza di sudore
ma non vuole essere aiutato,
stringe i denti e si trascina. Ed io rimango
ai margini di questo contorno che
a ben pensarci neanche mi assomiglia,
eppure sono lì, insieme a loro,
a litigare per un pezzo di pane
impastato chissà quando. E non ci sono
lacrime neanche a pagarle oro,
non ci sono lamenti, non ci sono cappelli
stesi sui bordi dei marciapiedi, niente.
Avessi un nome, potrei anche provare
ad inventare una canzone intelligente,
fare un giro dei quartieri e mostrare
alla gente quanto sono bravo a ricamare
parole sulle stoffe. Ma non ci credo
nemmeno io e allora è già tanto se passeggio.
Con le mani in tasca e un mezzo sorriso
che faccio scomparire nelle facce
di chi mi ferma per chiedermi una sigaretta.
Non fumo, mi dispiace.

Anche se da qualche parte un discorso
lasciato a metà c'è sempre, a volte un'intera
pagina di concetti buttati là alla rinfusa,
in attesa che qualcuno trovi la maniera
di scoprire il senso che si nasconde
dietro aggettivi troppo lunghi per il pranzo
di fine quaresima. Tra un rumore di tacchi
che avanzano senza tregua e un sospetto
che non vuole rimanere al proprio posto,
voglie di donne che non si lasciano avvicinare
e un desiderio di mare che si raccoglie
con il cucchiaio grande. Acqua che laverebbe
una parte delle colpe forse, oppure solo
piccole onde in una serata che promette
bonaccia e chiaro di luna come una lunga
scia di amanti bianchi su un manto
travestito da abisso senza fondo.
Pallide presenze come la morte,
come la vita che nessuno ha mai avuto in sorte,
come quel tramonto che ogni tanto sogniamo,
così, perché sentirsi amati è meglio.
Anche con un coltello piantato su un fianco,
anche se lo sappiamo che la verità
sta sempre un passo più avanti. Ad est,
a ovest, poco importa, perché non esiste
replica a chi ha dimenticato che quel
che veramente pesa è il coraggio.
Anche se è più semplice lasciarsi andare
alla corrente, con le braccia aperte
e lo sguardo rivolto alle stelle,
fare il morto a galla e non pensare a niente.
Nevermore, o forse mille volte ancora.

 

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