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Ti fai desiderare

Donna, infernale, morbida creatura,
che ti corichi nei miei sogni e ti fai desiderare,
non aprire gli occhi, sono al tuo fianco.
Il profumo della tua pelle, lievemente aspro e dolce,
è la cocaina delle mie cellule avide e smemorate.
È l'inizio di una danza, di un volo,
di un viaggio, di una musica.
Il tuo collo, appena sotto l'attaccatura dei capelli,
dietro l'orecchio, è velluto che rabbrividisce.
L'orecchio è la pannocchia da sgranare,
il seme di pesca da assaporare lentamente.
Le mie dita sono ballerini che si muovono come dervisci
sopra la spalla e lungo il solco della schiena.
La felicità è usare il tuo corpo come un'arpa
e suonare la melodia del mio e del tuo piacere.
Il seno è il rifugio d'emergenza vicino al cuore.
Il tuo ventre imperlato di sudore e inarcato
è il volo vertiginoso dei sensi verso il magma incandescente
di una passione che si dilata e si concentra
in preda allo stordimento, indifferente
allo spazio, al tempo, alla ragione,
una passione, come canta Chico Buarque,
"che non ha misura, non ha stanchezza, non ha limite,
che non ha vergogna, né mai ce l'avrà
che non ha governo, né mai ce l'avrà
che non ha giudizio..."
ed è indescrivibile affondare in questo mare in burrasca.

 

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