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Gente di traverso

In questa luce che mi travolge a metà percorso
c'è qualcosa di inaspettato, un rischio
che non riuscirei mai a correre da solo,
un segno appena accennato su una tavola
di legno lasciata a marcire a due metri
dalle vergogne dell'acqua scura. Se poi
mi dici che ci sei sempre stata io faccio
finta di crederci, perché mi fa sentire meglio
e un po' mi conviene anche.
Scrutare il tuo rancore da lontano,
mentre rimescolo le carte e faccio croci
usando rimasugli di storie che non ho mai
avuto il coraggio di raccontare. Mangiarti
le unghie potrebbe essere una soluzione,
quando fuori è ancora giorno e le ombre
non si sono allungate più di tanto.
Potresti anche scegliere un colore acceso
da stendere sui rami dell'albero che ti sta
di fianco, tanto la decisione tarderà ad arrivare,
come sempre. Hai tutto il tempo per lasciarti
andare ai ricordi che fanno respirare male,
gli incauti discorsi che amano il giro largo
ma non ti perdono mai di vista.
E se davvero vorresti che fosse ancora vergine
quell'ora in cui lasciasti che il mondo
ti cadesse addosso, sai anche che non ho
mai amato le cicatrici che mettono troppo in mostra
la ferocia di una carezza sepolta a forza.
Anche se poi mi viene da sognarti mentre mi mostri
quanto può essere languido un sorriso
che viene dalle maglie di ferro di una trincea
nascosta, troppo lontana dalla mia povera
casetta in legno. C'è erba alta ovunque.

Forse un attore potrebbe venirci in soccorso,
darci una mano a rimettere in sesto le sedie
e improvvisare un palco come si deve.
All'ombra di qualche leggenda ancora in voga,
oppure al sole, dove è più facile arrivare
al giusto compromesso. Tu ti lasci ammaliare
dalle lucide manie di formiche messe in fila,
anche se non hai mai messo in bocca
pregiudizi che fossero più alti del tuo senso
di appartenenza. Solitudine mascherata,
ma se rimani nei paraggi potrei insegnarti
un vecchio trucco per mettere a tacere chi ti vuole male,
o metterti al riparo da quegli stupidi spiragli senza nome
che tu chiami pensieri di una mente stanca.
Non c'è niente di più ridicolo di un soldato
che si mette a piangere, goccia a goccia.
Soprattutto quando fuori non c'è spazio
per l'incrocio delle abitudini, e sotto quelle due dita
di polvere solo lacrime e follia alla rinfusa.
Gente di traverso diresti tu, ed io che ancora
aspetto che mi chiami amore.
Alle tre di notte, in una stanza tutta nostra.

 

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2 recensioni:

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  • Ferdinando il 02/06/2016 08:33
    molto bella... complimenti.
  • Alessandro il 04/04/2014 13:29
    Molto, molto densa. Oltre al pregiato approfondimento psicologico, mi è parsa molto ancorata alla realtà attuale, dove vaghiamo smarriti tra la folla di fumose metropoli.

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