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Pelle e teatro nell'inaccessibile

Platea morta
or che gli attori son freddi corpi
ed è lieve il loro sospiro
d'esseri quasi umani.
Il teatro piange senza singhiozzare,
scenografia diviene un lago grigio
ed i costumi un dì appariscenti
zuppi di lacrime e rigidezza.

Forme ed espressioni prive di vita
hanno mostrato lo sguardo reale.

Il Re protagonista s'è paralizzato
con un cenno dittatore
verso Cane Maggiore.
Credeva lui bastasse
tenerlo per la coda
per creare da inanimato cane
un quadro di cielo stellato;

Ma Cane a passo lento
è scappato
nel silenzioso falso lume,
non servon gambe per fuggire
o una legge per star fermo.

Venere emana vita solitaria,
la luce già l'attorna,
ma Cane Major è partito.

Lungo viaggio nell'altro emisfero,
forse domani ti rivedrò.
È rimasto un lago luminoso
con uomini sporchi di terra:
si è spento all'alba qualunque personaggio
e nel piccolo mar è riflesso
quel giallo porpora
nuovo protagonista.

Impotente Re sotto la forza
d'un ciclo eterno,
abbassa lo sguardo quieto
e nudo è
ogni spettatore.

Bisogna decidere se
respirare la luce,
smetter di pensare
o aprir la porta che
pregiato spiraglio
fa entrare.

È nudo anche il cielo nell'aurora,
ci mostra i suoi pianeti
e Venere è ammaliatrice
in questo luogo di
Gravose Foreste.

Anch'io l'avverto la vertigine,
ma per quanto tu stia in alto
mai potrai impedir
al sole
di sorgere
ancora.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Alessandro il 06/04/2014 22:10
    Una scena piangente, una commedia che non si regge più in piedi: sembra proprio l'odierna finzione della nostra società.
  • Regina Ghiglietti il 06/04/2014 18:51
    Rassegnato ed inquieto Re di un cielo che mai è stato suo e mai lo sarà, Venere amante bugiarda non nasconde la nascita di un nuovo giorno, non importa il dolore di un inseguitore o la rassegnazione di una perdita, non importa la gioia fugace di una luce in fondo al tunnel un nuovo giorno nascerà che lo vogliamo oppure no..

1 commenti:

  • Aldo il 06/04/2014 18:36
    è una poesia per davvero... ammaliatrice (NON AMMAGLIATRICE, caro poeta!). Avverto fascinose contraddizioni in un apparente vivere più rassegnato che inquieto. Fortuna che la "vertigine" dei giorni non può liberarsi di un sole che ha voglia ancora di tante albe luminose.

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