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Tasto errato manda in onda l'altro riflesso

Fa balenar in dolci acque
l'insetto gigante che scappa e non sta,
nel mar spesso non s'intravede
ma l'occhio acuto lo vede scappar.

Dove congiunge l'immagine chiara
i lineamenti presto prendon forma,
ma chiaro è il contrasto con l'aureola al dito
portatori o nemici dell'ignoto oggetto.

Fugge, fuggirà ben presto da chi
ha ricci sparsi e vaghe espressioni
-ondeggianti primi piani-
pozzanghera è un filo di fluidità.

Senti il clap dei piedi attivi
sul verdognolo rispecchiante e battente
pari un Dio sulle acque sante
se ben corri senza affondar.

Ma il cane è ben veloce se
azzannar vuol la coda del Don,
è in vetrina su nero schermo
quasi morto senza abbaiar.

Morbido cuscino nel piede-zampa
antropomorfo o copertone?
Senza nulla sentire nella città gira intorno
s'è stancato ormai nell'altra età.

È ancora vivo il fanfarone
credi di porre fine premendo il rosso
ma se la bici par scomparsa magicamente
ecco che ancor tutto riflette:

Corpi anomali troppo distanti
ancora l'aureola regna al dito
ma quel ranocchio dal manto oscuro
ha lo sguardo un po' troppo umano.

Cavità orali nelle rosse carnose
sta per avvenir la temuta unione,
pensa altro e cambia canale
interruzione bianca e nera crea un vortice

fetale: corre ancora, ma dove va?
Scaltro e attento è divenuto
trasformato in un leprotto
che or' i piedi ha perduto.

Se il gener è un troppo sbagliato
il riflesso è un po' troppo confuso
s'è perduto ogni dettaglio
nella scatola del mar-fanghiglia

e nell'impossibil circuito.

 

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