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Primavera a Parigi

Acqua
nei polmoni

un blocco
renale

ogni poro del Suo corpo
trasudava dolore

non
c'era
più
nessuna
speranza

i medici chiedono il consenso
a Tutta la famiglia

liberano
la sua anima
dalla prigionia dei macchinari

e
l'aiutano
con una dose fatale di morfina

la sofferenza rimane solo
nelle mani delle figlie
che la tengono per mano

Oggi
è
il primo marzo del 2014

non siamo
a Roma

ma
a Parigi

per Lei
la primavera del cielo

è
scesa
dal Sacro Cuore

con qualche giorno d'anticipo

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 12/04/2014 11:25
    Un verseggio che pone un interrogativo... È giusto staccare la spina e lenire per sempre la sofferenza di un malato terminale? Io non sono per la sofferenza... la farei staccare... pur a malincuore... sii io stesso nel patibolo d'un letto...
  • Anonimo il 12/04/2014 08:35
    Mai potrei credere in un Dio Amore e torturatore... Sono i cosiddetti umani, e -spesso- i manipolatori di Dio a farne un fanatico del dolore... senza senso!

1 commenti:

  • Chira il 12/04/2014 10:56
    Mio padre stava morendo di cancro fra dolori inenarrabili ed io ho pregato che quello strazio finisse ma ancora mi porto dietro il rimorso, perché?! Quel "qualche giorno d'anticipo" può capirlo solo chi si ritrova a camminare in mezzo a questi rovi e dici benissimo che il resto del dolore rimarrà sempre fra le mani delle figlie che hanno deciso.

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