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Forse non era nemmeno francese

Perché un fondo di verità ci deve essere
comunque, anche quando il freddo
che mi scava addosso mille squarci
poi si tira indietro, tra la risata oscena
di un cameriere che fuma dietro il bancone
di un bar e una vecchia scema che non ha
ancora perso il senso del rispetto.
Dovrei smetterla di scrivere e prendere
una rincorsa più lunga, fare il giro largo,
mettere da parte qualche spicciolo
e poi riprendere il cammino senza pensare
che domani non sarà più la stessa storia.
Raccogliere qualche conchiglia ogni tanto,
tanto per passare il tempo e far credere
che la passione mi ha reso meno pallido,
un uomo capace di smaltire le sbornie
più terribili con un mezzo sorriso a denti stretti.
Stupidi conigli che sanno solo piangere.
Potrei inventare un nuovo gioco magari,
alzare bandiera bianca e poi sparire
in una mattinata senza vento;
senza lasciare aperta alcuna porta,
senza chiedere scusa a nessuno,
senza mangiare e senza bere niente.
E poi tornare a galla così, senza preavviso,
per incantare chi nel frattempo non si è perso d'animo
e ha continuato a macinare pietre
nonostante tutti gli sbagli che si sono
messi a fare da cavia. Un cane che urla la sua rabbia
e il branco che se ne sta zitto all'ombra
e non risponde. Vorrei che ci fosse ancora
un'onda ad aspettare il mio risveglio.
O anche qualcosa di più nero, purché non sia la morte.

E allora potrei anche ritrovarmi da solo
a far da palo con un piede al tramonto,
a cercare un vicolo cieco che mi faccia
sentire ancora giovane, un gesto d'amore umile
che non mi chieda mai qualcosa in cambio.
Una notte che sappia fare pace con una vita
intera e mi lasci libera almeno una delle mani,
un sogno senza capo né piedi sarebbe perfetto.
Un regista senza inquadrature da mostrare al mondo,
un sapore troppo amaro per essere fotografato.
Buonanotte e sogni d'oro.
Mentre un frigorifero perde acqua
e il caldo della stufa non basta
a farmi perdere la pazienza,
proprio lì, in quel punto dove c'è meno resistenza.
Perché c'è un pallore che non capisco
dietro lo squallore di quelle facce,
un tesoro nascosto che non mi servirebbe
comunque a niente, se l'ora mia fosse a un passo
e il cielo, quando cade, è quasi sempre a buon mercato.
Sotto quell'albero quasi spoglio che ha perso
quasi tutto, senza mai aver gridato aiuto.
A metà mattina, uno scroscio di pioggia,
un fulmine, poi più niente. E io che me ne stavo
al buio dietro una tenda, ad aspettare
che cadesse di schianto dopo aver preso fuoco.
Sarà che avevo solo vent'anni e un libro
di poesie chiuso tra le dita. Verlaine,
ma poteva anche essere Rimbaud o Baudelaire.
O nessuno dei tre, a pensarci bene
forse non era nemmeno francese.

 

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1 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 13/04/2014 08:22
    La vita é fatta di alti e bassi, di gente strana, ma è bene che sia così che sarebbe di noi se fossimo tutti uguali? Ottima poesia seppur molto lunga mi è piaciuta per l'analisi profonda che vi ho trovato. Complimenti buona domenica delle Palme

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