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Regressione

Vivo in una stanza di specchi opachi. È qui
che la notte imbevuta di striduli suoni
oltreumani, goccia a goccia si riversa come
la sabbia di una clessidra. Tutte le puttane
dei tropici sono qui, discinte, a farmi
compagnia in questo sabba nero di intra
pensieri erotici. - A te, dal tuo fermo
suggerò il miele e la vita: più ti pari
sotto una coltre d'impotenza, più ti de
nudi. (Così fan loro, con voce piana,
nell'indolenza). Ed io che a destra mi
muovo, muto, per una elisia finestra, da
cui la luna seguo tra vortici d'argentana.
Loro, viscidi corpi di serpi al mio fallo
insanguinate e folli: dappertutto, le sento
mentre fradicio di sudore il petto collassa
e le vene gonfiano come sul mare le vele.
Le sento. Quali stringenti capestri alla gola
i seni d'acquaforte. È dall'età di tredici anni
ed ero un ragazzino, che gioco con la morte.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • frivolous b. il 07/07/2014 13:55
    belle queste immagini... poesia corposa... si vede che l'hai pensata molto... e quindi è perfetta!

2 commenti:

  • Aldo il 20/06/2014 16:46
    Piuttosto immaginifico che, in qualche momento, devia per l'artificioso puro. Con tutte le espressioni "impressionanti" sicuramente sai fare di meglio, non forzando le parole a "dirsi!" Lode comunque all'intenzione e allo sforzo d'originalità.
  • loretta margherita citarei il 20/06/2014 12:52
    molto bella complimenti

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