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Dedica a Luigi Tenco e Fabrizio de Andrè

Nel mese del principio, in un giardino
di blu, di verde... quasi disegnato,
un uomo con degli occhi da bambino
ridendo corse incontro al neoarrivato.
"Amico mio, sei giunto finalmente!
T'ho atteso a lungo, molto,
in questo vasto luogo, tra la gente
cercando te e'l tuo volto"
Gli si parò dinanzi d'improvviso
lui che di Gatto ebbe nome e non cuore
E al sorpreso viandante tutto il viso
fu un misto di dolore, gioia e amore.
"A Gennaio t'ho perso e ritrovato
prima in vita, or'in morte...
Quanto mancavi, amico mio fidato
Vien qui, stringimi forte!"
Così parlò de La Superba il Bicio
e in lacrime gettò le braccia attorno.
Chi all'amicizia restò sempre ligio
all'amicizia ebbe fatto ritorno.
"Di nuovo la tua bocca è colorita,
di giglio misto a viole,
or sei l'Orfeo di chi è senza vita,
O bello come il sole"
E singhiozzando spinse il capo al petto
di quel suo amico da lui tanto amato
forte piangendo, stringendolo stretto
come a chi andò senza aver salutato.
"Non piangere così, tu che sapevi.
È il luogo ch'io sognavo,
mancavi solo tu, che in ter" piangevi,
Ma adesso, insieme, andiamo"
E col sorriso a lui rispose il caro
poi delicato gli sciolse l'abbraccio
e con la mano lo guidò al Gran Faro
insieme andando, tenendogli il braccio.
[...]
Lì da lontano una nenia suonava,
una citàra e due voci cantava:
"Dove mi stai portando, amico mio?"
"Tu seguita e non ti preoccupare"
"Andiamo forse al regno del buon Dio?"
"No. Noi siam destinati a ritornare"

 

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