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Ora non voglio più sentirmelo dire

Mi vengono in mente certe vecchie storie
che a ben vedere poi non c'entrano niente;
minacce che durano giusto il tempo di una birra,
poi retrocedono verso stupidi paradossi
che ormai non mi fanno né caldo e né freddo.
Persino il deserto langue sotto il cielo d'agosto.
E ci mancherebbe pure che pretendessi d'essere
poeta proprio adesso, ché ci sono tanti
di quei ridicoli affari da sistemare,
pacchi da spedire, fotografie da catalogare,
gente da scartare in un batter di ciglia.
Incerto ma con un occhio sempre al punto giusto,
provo a rendere meno spaventoso
questo passaggio, come facevo da bambino:
un, due, tre, e poi stringevo i pugni.
Sono in ritardo più di te, e non me ne importa niente,
anche se domani qualcuno mi chiederà
che fine abbia fatto il mio senso dell'umorismo.
Una brutta gatta da pelare. In fondo al petto.

Mangerò qualcosa di dolce magari,
prima di rimettermi in marcia,
spolvererò qualche vecchio ingranaggio
e allora sarò di nuovo in grado di comandare il gregge.
Con quel caldo crudele che fa dimenticare
quando da quassù si respirava la neve.
E avrei perso il controllo, se non me l'avesse impedito
quella faccia tagliata in due dalle rughe,
un vecchio che pretendeva di guidare
ancora la macchina a novant'anni.
Una goccia di sudore fu sufficiente a salvarmi,
anche se è sempre troppo presto per dirlo,
meglio prendere una boccata d'aria e bere un bicchiere
alla salute di chi al destino ci crede davvero.
Vedeste che faccia aveva quel ragazzo;
mezzo morto dalla paura, e il suo gatto arrampicato sul tetto.

Se domani sarà ancora di questo mondo,
verrà a raccontarmi com'è che è andata veramente,
non si nasconderà dietro gli alberi dei limoni,
come facevo io a undici anni,
quando mio nonno arrivava con la furia
sufficiente per dirmene quattro di quelle belle grosse.
Un circolo perverso che mi ha portato
a leggere di gente caduta male,
di uomini che nella vita hanno vinto tanto
senza mai dire un ti amo di troppo, di femmine scure
che hanno perso la salute a furia di stare dietro
a fenomeni da baraccone dai capelli intrappolati
in cupole di vetro. Trasparenti come quel residuo

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4 commenti:

  • olga il 02/08/2014 12:40
    Mi piace molto, complimenti
  • Ellebi il 02/08/2014 12:30
    Una poesia discorsiva, veloce, intransigente, quasi arrabbiata direi, o meglio, seccata.
    Complimenti e saluti
  • Anonimo il 02/08/2014 12:21
    Tra poesia e prosa... bravo!
  • Vincenzo Capitanucci il 02/08/2014 12:01
    Bellissima Salvatore... una forma di poetare che mi piace molto.. complimenti..

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