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3. La montagna fatata - Il nano

Quello che sembrava un masso
si mosse
Velenovipera era il suo nome.
Piccolo, deforme con la gobba
pelle grinzosa e grigia,
mani adunche, ma...
incredibilmente abile e veloce.
Sapeva incastonarsi nelle rocce
e rimanere immobile
in mimetismo assoluto
per giorni e notti intere
senza mangiare e senza bere.
Neanche respirava
nessun movimento
praticamente invisibile.
Assistito avea alle scene precedenti
e,
quando l'aquila
con un sol colpo
rotto ebbe il costato
ed estratto il cuore,
come saetta
dalla veste cenciosa estrasse un piccolo arco
ed uno strale.
Centrò il bersaglio dando morte.
Tutto intorno era silenzio
ed in silenzio
giunse al posto
di sangue intriso.
Da una tasca estrasse un cofanetto
di legno e cuoio
e vi ripose il cuore.
Dov'era la fanciulla?
Perché se n'era andata?
Strano.
Tutto difficile ora diventava
solo tre giorni mancavan
alla luna piena e all'eclisse...
Cominciò a scendere a valle...

 

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