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Giù, dove i pensieri distratti contano a giorni alterni

E tra il pallore di certi concetti spiegati male
e il meraviglioso senso d'appartenenza,
c'è quel sentore che riempie di zucchero e sale
ogni minimo sentiero. Passi registrati alla rinfusa
in una notte senza fondo, col respiro
che si fa sempre meno placido, fino
quasi a sfiorare una pace che appare forte
come una figlia benedetta, in un'oscenità
che ricorda certi concerti nelle piazze, a fine estate.
Con lo scirocco che contorce i capelli e fa sudare,
e i sacchi lasciati fuori a prendere aria,
un rumore come di grilli sul balcone, poi più niente.
Potrebbe esserci un uomo sul tetto,
un cieco col bastone che non riesce a stare in equilibrio e cade.
Giù, dove i pensieri distratti contano a giorni alterni.

C'ero anch'io sotto quel sipario, e c'eri tu,
solo che avevi i capelli colorati di rosso
e il profilo di una moneta antica
al posto delle labbra. Avresti dovuto
prepararti un discorso come si deve,
e invece te ne stavi distesa su un fianco
con un libro sulla pancia e un bicchiere
di birra su uno sgabello mezzo storpio.
Avrei potuto salvarti, ma avevo le gambe
troppo corte e le braccia perse in una guerra
iniziata male. Non mi avresti riconosciuto neanche,
e poi eri troppo ansiosa di vedere
come sarebbe andata a finire la maratona delle cinque.
Quel vecchio acchiappasogni a molla, pace all'anima sua,
e quel maledetto suono di tromba.
Con gli occhi gonfi e un cuscino troppo ingombrante,
forse erano solo poesie d'amore di cui non m'importava niente.
Certezze fin troppo flaccide per i miei anni,
quando gli scivoli portano sempre più lontano
da quelle braccia che immaginavamo allora.
Non voglio saperlo, solo lasciarti leggere in santa pace,
mentre faccio finta di scriverti una lettera di due pagine.
Se non mi credi.

Me ne andrò a raccogliere qualche idea
dai rami più secchi, coi frutti quasi neri
che sfiorano terra e immagini sfocate
su pozze d'acqua che sembrano non avere contorno.
Alberi che non mi conoscono neanche,
per questo sembrano tanto stanchi.
Ce n'è uno, poggiato su un fianco,
un colpo di tosse e sarebbe a terra,
a respirare formiche rosse. Insieme a quelle
quattro ossa che ancora rimangono del passato,

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