username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Perché tentsar la lira? Parte II

Se di poetar smettessi o meglio di scribaccare versi
di certo non piangerebbe quella musa ad Ermes cara
sia essa Calliope, Euterpe o la giovane Talia!
Perché in questo artifizio arduo insisto? Lo spiego,
primo: guai se per vanità scrivessi, triste sarebbe!
Anche ad un badilante qual io sono e non orafo
di versi accade qualche volta quel momento:
" Est deus in nobis agitante calescimus illo!"
Se poi nessun leggesse le mie nugae poco male:
quei miei pensieri, quelle illusioni, quei rimpianti
rimarrebbero non smossi e fissi come nati,
lì su quei fogli a man vergati o da lento ticchettio,
quindi negletti e solo a me legati, sì, solo miei!
Così sarebbe anche per chi lì soli li lasciasse
dopo uno rapido sguardo e alquanto indifferente
ma se agitando quei fogli con un dito o con la mano
qualcuno li strappasse da questi e vi ridesse
o peggio vi sputasse sopra nessun rancore,
per lui solo sentir vari e contrastanti:
lieto per averlo mosso al riso e allo sberleffo
più lieto per una vita, la sua, di certo, bella
vissuta, lieve e senza affanni ma triste sarei
pure per lui per quel suo spazio vuoto
di rimpianti, di sussulti e di emozioni, credo...
Ai pochi che si sono visti un poco in me
e conoscono o hanno conosciuto se non
con la Luisa, con Giulia o con Graziella
quei sentimenti strani e opposti dell'amore,
a chi ha capito il pianto per l'amico gatto
ed è gioioso della gioia data dagli spazi
ampi e dai silenzi che nascono dai monti,
un grazie quale sprone a ritentar la lira,
un caldo arrivederci una volta scoccata la scintilla!

11-04-2011

 

1
0 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

0 commenti:


Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0