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Come se il destino di una rosa si potesse decidere così, a cuor leggero

Come se il destino di una rosa
si potesse decidere così,
a cuor leggero, tra uno schioccare di dita
e il rumore sordo di un sospiro
che si spegne in lontananza,
senza il minimo rimpianto.
Come fosse stato solo un gioco
questo nostro correrci intorno, proprio adesso
che le giornate sono più deboli
e la campagna un deserto di foglie morte.
Mentre c'è un nuovo disegno
che mi viene in mente e le scarpe
hanno preso anche loro la prima acqua.
Vive ancora l'amore da qualche parte,
ed ha un segno blu proprio qua,
poco sotto il petto. E mi chiedo
perché è di nuovo notte, se tu
tiri dritto e non mi riconosci neanche.
Come fosse trascorso un secolo,
come se tutte le parole fossero finite
a chiedere perdono a chissà chi.
Poi, ci puoi giurare, io non lo so
come ragionano i santi. Tanta bellezza
spesa male in un cortile abbandonato
e poi il nulla aldilà del muro,
vicino a quella pace che mi attraversa
gli occhi senza chiedermi di fare a metà.
La salvezza è tutta tua, se riuscirai
a non perdere quel libretto che odora
di pensieri rubati. Non sono capace
nemmeno di dirti che sarà una buona notte,
non ci sono sogni oltre quello scarto di pane
che tu chiami conseguenze, perde di
significato anche la mancanza.

Unico e delicato come quell'abbraccio,
con la stanza chiusa nella penombra e la porta
che non lasciava trasparire che ombre confuse
su un corridoio deserto. Respiri lenti,
in una speranza che non voleva lasciare spazio
all'abbandono. L'abbraccio di una madre, sì lo so,
se non fosse che è durato troppo poco.
E poi la strada di ritorno, le chiacchiere sul tempo,
un bacio appena accennato, una macchina
parcheggiata in discesa, un marciapiede travolto dal vento.
Un ladro d'emozioni, con una melodia perversa
che mi piombò con tutto il peso addosso,
senza neanche darmi il tempo di dire no grazie,
non ne ho bisogno. Avrei dovuto richiamarti,
ma tu eri già lontana, con la radio accesa
a provare ad indovinare cos'è che era andato storto.
Un misero ricordo lasciato a prendere forma
sotto il letto, con l'odore di cenere che si faceva avanti,
a passo svelto, e un pensiero distratto
che scivolava lento, dalla radice del problema
al centro del sospetto. Poi solo un colore troppo scuro
e tanti piccoli passi appesi al muro,
a ridere di un mondo andato in frantumi troppo presto,
insieme a tutta la meraviglia che dovevamo ancora inventare.
Come se il destino di una rosa
si potesse decidere così, a cuor leggero.

 

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1 commenti:

  • Giulia il 28/09/2014 09:52
    Ho trovato tra i tuoi versi una grande empatia e capacità di analisi. Le parole si prendevano man mano il loro tempo e spazio tra le righe.
    ''Tanta bellezza
    spesa male in un cortile abbandonato
    e poi il nulla aldilà del muro,
    vicino a quella pace che mi attraversa
    gli occhi senza chiedermi di fare a metà.''
    La prima condizione la dobbiamo accettare, la seconda sensazione è bene avvertirla... complimenti!

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