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E forse è proprio di questo che si parla

E forse è proprio di questo che si parla;
di una scarpa ormai inutile lasciata a prendere
acqua a mezzo chilometro dalla spiaggia,
e di una donna che si strappava i capelli
perché aveva perso il coraggio insieme
a quelle quattro ossa che somigliavano a un cane.
Che forse non aveva neanche un nome,
e se n'era andato via perché si era stancato
di starla a sentire, e non era ancora così vecchio
da rassegnarsi a fare da palo ai suoi miseri
incontri del venerdì sera. Eppure lei pianse,
quando non lo vide ritornare. Si disperò
e dopo nemmeno un'ora si mise a cercarlo.
Portandosi dietro il suo guinzaglio
e una lunga mantella nera, perché fuori era buio pesto
e faceva freddo. E forse è proprio di questo
che si parla: di un ricordo ormai lontano
ridotto in poltiglia, e di due ragazzi che si tengono
per mano ai margini di un bosco avaro di foglie.
E di una bottiglia di rum mezza vuota,
seppellita a metà insieme a quel che rimaneva
di un giuramento fatto in fretta, senza giudizio,
proprio quando sembrava che la salita fosse svanita.

Perché tu non lo sai dov'è che finisce l'odio
e nasce quel sentimento vero, profondo ma neanche tanto,
chiaro però sì, più di qualunque altro clamore
che ci rende estranei l'una all'altro
e che non ci fa dormire la notte, coi desideri
che si intrecciano alla paura di rimanere da soli,
in riva ad un lago ad aspettare chissà cosa.
E forse è proprio di questo che si parla:
dell'ennesima occasione persa e di noi due,
che da questa vita non abbiamo imparato
quasi niente. Neanche la doppia negazione,
neanche a reagire con orgoglio ai colpi di coda
di chi ci vuole morti, distesi come mummie
in fondo a una palude senza forma.
Come ossa mai ritrovate, come rimasugli
amari di antiche avventure mai veramente digerite.
E sai anche essere divertente, quando mi parli
di cambi di prospettiva e montagne innevate
ai confini di un circolo grigio che non hai mai tracciato
su alcuna carta. Di infinite possibilità,
ecco di che si parla, probabilmente;
ma a tempo perso, perché sono le ombre
a dominare la luce da quest'altra parte della barricata.
E se fai finta di ridurre il sole al silenzio,
io sono contento. Anche se ogni tanto cambio faccia anch'io
e ti faccio credere d'essere rimasto
per più di un'ora senza respiro. E poi ti regalo
un altro discorso senza capo né coda,
per farti rimpiangere di non essere andata via allora,
quando ti sarebbe bastato chiudere la porta
e dire ciao, domani forse ci vediamo.

 

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5 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 15/11/2014 09:49
    Un distrattore iniziale per convergere poi su un rapporto che appare annientato e sembra voler resuscitare perchè grida che non si può restare soli. Una storia si legge tutta per intero ed io l'ho fatto.

5 commenti:

  • AlfaCentauri il 26/11/2014 20:08
    grazie ferranti
    per aver apprezzato la mia sintesi
    ciao!
  • AlfaCentauri il 19/11/2014 09:14
    @ scanagatti
    S T R O N Z O
    - nn occorrono troppe parole per identificarti! -
  • Anonimo il 19/11/2014 09:05
    Quale lampante differenza tra il suo striminzito aggettivo e la mia analitica recensione che è pertinente al testo dell'autore! Lei continua a sporcare i testi degli autori che la considerano per quello che è: NULLA! Un consiglio che chiunque le darebbe perchè non costa...:NASCONDERSI!
  • AlfaCentauri il 16/11/2014 17:29
    sìsì... scassagatti... è inutile che metti comm al ferranti... tanto nun te se fila de pezza! UN AUTORE COME TE CHE SCRIVE CORBELLERIE, RIDICOLE... PENSO CHE NESSUNO, SE LO CACHI!

    hai fatto le pulizie al clone tricarico... bene! MA LA FACCIA TE LA DEVI LAVARE DEL TUTTO. CANCELLATI. MERDA!
  • AlfaCentauri il 15/11/2014 09:23
    stupenda...

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