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Quando invece sono di marmo

In quell'impercettibile variazione di senso,
tra un vertice che somiglia troppo a un desiderio oscuro
e l'insopportabile languore delle gocce
trepidanti sui vetri, proprio lì,
a tre millimetri da un mondo in doppiopetto.
O forse solo un po' più in là,
a mescolarsi con l'assurda pretesa
di essere più incoerenti delle foglie.
Perché a parte i poco nobili cambiamenti
scambiati per puro amore non è che poi
ci sia rimasto chissà che, se ad invertire i ruoli
sono sempre quei tre poveri fanciulli dalle gambe larghe.
Loro si sono sempre proclamati innocenti,
pensa a quando non esisteranno neanche.
Polvere sopra i dolori. Vergine santa.
Se non importa mai quanto ti danno,
ma quanta passione ci mettono nel rimanere fermi,
specialmente quando la giornata è allo stremo,
e non ti resta più niente da sistemare
sul ritaglio interno della gonna.
Intanto però settembre ha già perso il vizio
di concedere tregue evidenti, mentre
un sole che arriva sempre più di sbieco
annuncia la fine dell'ennesimo miraggio.
Acqua che sa di aceto, senza alcun diritto
di restituire al mittente quel poco che ancora
rimane di buono dei nostri disegni,
sepolti sotto quei sei vasi di gesso
che hanno sempre fatto la differenza.
Tra di noi, tra un'indicibile faccia di bronzo
e tutto il rancore sprofondato a fare
da comparsa in un film travestito da vita vera.
Povera santità messa in clausura!
Eppure nessuno ci ha obbligato mai,
siamo stati noi ad imbrogliare le carte,
mettendo le punte delle scarpe troppo vicine
agli unici muri senza finestre.
Un patto che non hai mai saputo rispettare,
perché sono stato più vigliacco di quell'altro
di cui mi parlavi quando il buio ti invadeva la schiena
e non avevi la pazienza di immaginare il destino
di uno che non conoscevi neppure di striscio.
Ed io sempre con la testa da qualche altra parte,
a cercare di mettere insieme due indizi che giustificassero
il segno che mi portavo addosso da secoli e secoli.
Tu, a fari spenti, con la solita fissazione del cuore.

Anche quando era ormai passato un anno e un giorno
dall'ultima volta che avevamo aggredito il mare
dagli scogli. Così, per gioco, perché rimbalzare

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2 recensioni:

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  • Paolo Villani il 27/02/2015 08:56
    iL TESTO è BELLO MA NON è UNA POESIA, è prosa spezzettata.
  • Giuseppe Falbo il 11/12/2014 08:27
    Questa poesie è il luogo in cui poetica e nerrativa si fondono in unico testo da oscar

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