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Il cane

Non sono più un uomo
Lasciato ad abbaiare al vento
Freddo di un dicembre senza pietà
Con il collare dei ricordi
Sempre più stretto

Perso e disperso
Immagino bivi diversi
La stessa mano
Il solito sapore

Mastico amaro il guinzaglio del tempo
E più lo stringo nei denti
Con le gengive sanguinanti
Più si accorcia
Allentando
Secondi minuti ed ore

Ma non c'è spazio per nessuno
Nel ricordo
Nessuno che voglia entrare
Impauriti e fuggiaschi
Imprigionati nella rete della rete
Mamma e balia di soluzioni
Eterne e perfette

E la neve sale
E più sale più abbaio
Rabbioso e inutile al mondo
Scrivo a quattro zampe
Le lacrime che devo bere di nascosto
Mentre scodinzolo felice

Passano passanti
Con le tasche piene di consigli
I carri di buoni propositi e mille promesse
Parcheggiati in doppia fila nel bar del centro

Grazie
Con il mio cuore di pelo e pulci
Resto a mordere il guinzaglio

Per non infastidire i vostri spazi
Smetterò tutto

Anche di mugulare.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Sabrina C. P. il 28/12/2014 19:59
    Bellissima composizione sia nel cuore che nella stesura
  • roberto caterina il 28/12/2014 11:31
    Gli anni della maturità hanno spesso il sapore del giunzaglio...

1 commenti:

  • Anonimo il 28/12/2014 13:47
    Molto significative queste parole... toccano. Le lacrime che devo bere di nascosto... so cosa significano, sono quelle più dolorose. Grazie.

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