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Il capriccio forza del Lontano

Su un centro così lontano
Un misera voce s'erge
Inopportuna e
Senza preavviso oscilla
Piano
Ma senza far vibrare
L'omogenea inesistenza
In cui è cresciuta.

Radice scoperta
Lascia solcar in così inaspettata caduta,
La goccia sul Colle che non riconosce
L'esterna voragine.

Mi ricordo se non posso
Lasciare
L'impronta Generale
Che sporca ed anche
Genera,
Ma solo così sento
l'odore acre de l'origine che non si
Dilegua e lontananza
Può addirittura sfiorare.

Così lontano da poter
Risuonare

Lontano
Da poter passare
Attraverso il tuo ombelico
Ed il centro della tua mano.

Quanto risulta difficile
Portar a galla l'assoluto
Tanto lo è raccoglier su gronda
La sola sostanza
Che precipita per noi
Dal cielo.

Oramai là un leggero calore si scorge timido
Tra le più acerbe angolature delle pareti.

L'osso pretende il freddo
Perché il viaggio faccia presto a condividere
il profumo assorbito
Nell'andar avanti per tanta Strada

Inchino che si leva
Nel sfiorare con lentezza
Il centro del palmo ch'era arrivo;
Tentativo vano di raddrizzar la gobba,
Ma sufficiente per arrivare,
poi,
Bagnata di Quel Pianto celeste
sulla meraviglia posta
Sulla rossa
Abbozzata fessura
Del tuo labbro.

Lieve e quasi dolce


Sale

 

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1 recensioni:

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  • Antonino R. Giuffrè il 29/12/2014 18:33
    ... è un fiume in piena questa tua poesia dove i versi risuonano come le note di un pentagramma. Piaciuta.

0 commenti:


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