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Lo scrigno di Como

Culla di manzoniane tenerezze,
freschezza d'oro madida,
che un ramo di lago
amabile e discreto dischiude,
sei bagliore che divora
fontane di sguardi complici,
atavica dea lariana.
Qual lume sedusse,
il lume del genio
di curiosità e bagliore avido,
che fu Alessandro Volta,
fiero scopritor di quella pila,
che a traghettar ci fu compagna,
fino al sognato Duemila?
S'offre con sorriso
sempre nuovo ancorchè già esplorato,
di polimorfe dolci fate,
la pelle dei monti di Brunate,
che d'arrendevole incanto si lascia accarezzare
dalla mano rovente eppur maestosa
della funicolare.
S'adorna a festa il suono celestiale
della campana di san Vitale,
mentre scorre tra gli occhi
a guisa di prelibato miele,
il fasto medievale
di piazza san Fedele.
Più in là,
oltre il sole che per mano prende la collina,
ecco specchiarsi lieve,
l'isola Comacina,
villa Olmo, il Broletto e Baradello,
ch'a nuovi intarsi onirici,
spalancano il timido cancello.
Sei tu, Como,
fine polvere di storia
che tanto amo e ho amato,
che dal tuo grembo affiorar facesti,
la presenza di rugiada
in me sempiterna e sfavillante,
di mio nonno Renato.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 12/01/2015 22:13
    COMO... COMO... DAL MANZONI A TE... IN UN ELOGIAR MAGNIFICO...

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