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Onirica Verona

Brillan a guisa d'ancestrali sentinelle
le invitanti labbra dei tuoi prischi confini,
alla luce dolcemente albina
dei monti Lessini.
Cinque fiere dita
un tempo cesellaron le tue mani
nome aveano indomito e guerriero
Euganei, Reti, Etruschi,
Veneti e Galli Cenomani.
Or quelle mani son candida carezza
a offrire pronta, la tua diluvial bellezza.
Verona, orfica dama
che sedur sapesti la fantasia shakespeariana,
ch'allor narrò di Romeo e Giulietta,
gl'amorosi moti irrequieti
dal ruggir di guerra macchiati
di Montecchi e Capuleti.
Sofferenza fosti, ma anima ritrovasti
gaudente e serena,
poi che nell'Ottocento
ti violentò dell'Adige
una vigliacca piena.
Bagliore di ccraggio in te accendesti
contr'alle truppe di furore dei Francesi
quanto a loro t'opponesti leonessa
i giorni delle Pasque Veronesi.
Verona,
sorso d'anima ospitale,
ancor ricordi quando fosti,
pur per un solo lustro
divina dimora papale?
Il tuo duomo aroma ha
di fenice rifiorita
da gemme di paleocristianità
che morta non era,
ma sol assopita.
Di scaligera grandezza sei l'effigie,
che corre lungo la memoria di Cangrande,
che scolpita giace,
un po' reale un po' fiabesca
nell'iridescente pagina
d'un'epistola dantesca.
Qual matita fu di luna piena,
che dono ti fece dell'Arena,
dove ancor fiera e compiaciuta grida,
di Giuseppe Verdi,
la scalpitante Aida.
Da Avesa a Parona ti distendi,
fin alle porte di Quinzano a San Michele
Verona a noi le braccia tendi,
gustosa come prelibato miele.
Ponte di Castel Vecchio
e piazza delle Erbe
porta Borsari
e fragranza seducente di pandori,
questo e tant'altro sei e sarai Verona,
che di beltà gl'animi ingentilisci e fai signori.
sei da gustare

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 24/01/2015 18:55
    Sublime la città e ben costrutta nei tuoi luminosi versi...

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