accedi   |   crea nuovo account

Da ricurdare

Te guardo e lacrimo ciudad mea,
quanno pesante lo straniero incalza,
e l'aria se fa cupa e niun danza,
e da nu s'alllontana anco la dea;

che da lo tempo de li antichi padri
ne la luce solar benedecta fuit,
et uora se smorza ne la nuit
e massacrar faci figli e madri.

E fra merli, archi e mura,
ste pietre nun reggendo più,
se trasforman in soli lembi,

eppure l'edera ancora dura
e se arrampica fra essi. Te ricuordo Miù,
la micina tutta blu, saltellar fra gli embi.

 

0
1 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

1 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 11/02/2015 19:05
    Sappiate solo una cosa, questo sonetto, scritto in un italiano arcaico, non è altro che un invito a meditare sulla situazione critica del momento, dall'Ucraina alla Siria e via dicendo! Quindi ignorarlo non boicottate me, ma tutto ciò che è intorno a noi.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0