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E non ti chiamavo mai per nome

In quegli orizzonti spezzati a metà,
quasi a fare da contraltare a un marciapiede
che è rimasto troppo a lungo lontano dall'acqua.
Solitario come non mai.
Se una parte di quelle difese poi
è sempre venuta da dentro,
fermi come siamo a quella domenica mattina
in cui ci parve di conoscere il mondo.
E non era una casa sull'albero,
non era neanche agosto; solo un sogno
inatteso che era rimasto impigliato su un ramo,
e penzolava leggero insieme a un guscio di noce.
E tu dall'alto che provavi a fargli prendere velocità,
coi tuoi occhi che avrebbero fatto carte false
pur di vederlo atterrare su qualcosa di aderente.
Al nostro modo di pensare probabilmente,
anche se quel giorno c'era troppa luce,
e non c'era modo di prevenire gli abbagli.
Non avevi anelli, e io neanche.

Perdersi è un po' come ritornare, dicevi tu,
succhiando lo stelo di un fiore che m'era
sempre sembrato troppo amaro.
E con un sospiro leggero disegnavi la morte
spacciandola per fanciulla gentile. Capelli scuri
e una faccia da ruffiana che mi faceva
pensare a quel film sulle geishe.
E ti giravo intorno, raccogliendo la sabbia
che usciva fuori dai solchi, senza mai
riuscire ad indovinare la pendenza esatta
delle tue congetture travestite da mercanti
messi in fila in attesa di una ricompensa.
Avevo altro per la testa, e le gocce rosse
che avevo visto scivolare via dalle unghie
non mi erano sembrate poi tanto severe.

Mi lasciai cadere insieme a tre pietruzze grigie
impregnate d'un vago senso d'infinito
e provai ad immaginarti storta, con una cascata
di capelli bianchi e tanti piccoli tagli sulle guance.
Cercai il numero perfetto, e una mano non fu sufficiente.
Anche il cielo mi parve assetato, sospeso
su una rete a maglie verdi che lasciava intravedere
quanto fosse lontana ormai quell'ondata di piena
che ci aveva lasciato tutto quel languore
tra le pieghe dei vestiti e sulle scarpe.
Non c'era più da perderci il sonno,
avresti voluto scriverlo ma ti tremavano le gambe.
Avevi un ciondolo a forma di pesce,
io un amuleto che tenevo nascosto,
e non ti chiamavo mai per nome.
E anche se sei morta da secoli ormai,
a volte tiro fuori un po' di coraggio
e ti vengo a cercare. Ancora e ancora,
come fosse un gioco e tu un tesoro nascosto.

 

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1 commenti:

  • Alessandro il 17/02/2015 18:50
    Perdersi nell'altro per tornare alla spontaneità, una caccia che ha al centro la passione e non la violenza.

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