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Forse pregherai anche per me, prima di chiudere gli occhi

Certo, bello lo sarà anche domani, a cavallo
di un rammarico vestito da innocente fanciullo,
e una macchina che gira in tondo
perché è il sussurro che si nasconde dietro una voce forte
a contare più di una cascata di versi montati alla rovescia.
Un'innocenza che non ti convince più come una volta,
ma sai domare così, facendo cadere il paradiso
ai piedi di chi ti ha sempre detto
che quando smetterai di stupire sarà finito anche il mondo.
E come ti manca quel suo sorriso
sempre un po' di traverso, a rivelarti quel che si può fare
senza compromettere il senso di riconoscenza
che ti hanno regalato le ciglia scure dei tuoi vent'anni.
Una vecchia che non ti riconosce ma ti bacia i capelli,
con la tua voglia d'arrivare ancora che si fa liquida colla
e scivola fino a penetrare sotto il muschio dei muri.

Feroce più della pazienza che non si sovrappone
alle pietre ma si allunga attorno ai perimetri
come una lingua d'edera, in un secolo che è già finito da un pezzo
e si corrompe sotto le crepe più sottili dei mandorli in fiore.
E non è neanche vero che ormai c'è poco da fare,
se tu sei ancora qua e sprechi le ore migliori
a togliere le foglie secche dai rami più alti
senza chiedere nulla in cambio.
Rubando istanti al languore che ti vorrebbe
sempre pronta ad un ultimo balzo,
col pennello mezzo immerso
nell'acqua scura di un pozzo quasi asciutto.
Anche se poi ci pensi a quando crollasti
in ginocchio appresso al tuo orgoglio
che ti urlava resisti, e ti meravigli perché
insieme a quel peso atroce s'é smarrita
anche la paura di ritrovarti da sola, senza
neanche una briciola di cuore a riempire
gli spazi rimasti lì a disperdere i sogni.

E aggiungerai anche che non ci saranno più
le solite storie nere a contagiare i tuoi giorni,
spesi a girare in tondo e a mietere cristalli
a forma di casette messe in fila, con il giardino brillante
e i gerani sui davanzali. Se dopotutto c'è ancora un senso
a questo eterno chiederti l'ora del mio rientro.
Anche se è già finita da un pezzo l'epoca
che ti vide infrangere lacrime su una lettera
scritta da chi allora non aveva neanche
il coraggio di mostrarti un ti amo sui tetti macchiati di favole.
E non mi perdo se tu non ti perdi,
forse aspetterò un po' più in là, ma non sarà per sempre.
Tu invece camminerai ancora, e di notte non lo so.
Forse pregherai anche per me, prima di chiudere gli occhi.

 

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1 recensioni:

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  • Walter Tresoldi il 06/05/2015 20:36
    Se sono ricordi (questo me lo devi dire tu) mi piace come si affastellano in una scorribanda di visioni che lampeggiano e poi scompaiono nel vuoto della disillusione.
    Si sente il rimpianto e si capisce che tenti di spingerlo fuori dall'anima ricorrendo a evocare un futuro in cui aspetterai, ma non per sempre: niente è per sempre quaggiù.

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