username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Unduetré

Ed un'altra volta
non sono io a parlare,
Quando si flette il geometrismo ben calibrato
E come un bicchiere
Di vetro
Caduto
Si frantuma l'equilibrio.
Influenzo nella pancia
Il peso addosso che s'è fatto tana qui, da noi,
E senza che si sappia non troppo lontano,
Mitiga l'aria a suo piacimento
Trovando impreparate
Le sinapsi:
Ubriache di rigiri in mondi in cui il sentiero è solo un'ombra,
Danzano lente il più triste valzer
Perché tutto al tre
Possa svanire
Come ne fosse artefice la magia.

Con quattro mani
Siamo riusciti a metter fuoco
Al sistema solare:
Una nuova luce nella galassia,
Togliere la terra al Mondo,
E non aver il potere
Del ricordo.
Un raptus intestinale,
Lapsus
In cui la nostra pelle appare ancor più pura
Nonostante il reato..

La fiammela è conosciuta
Per il grave danno che reca,
Nemmeno la cenere è rimasta,
Ma limpida la sagoma
Sul vuoto
Di chi si è lasciato:

È tempo di rientrare
nudi e persi,
qui non esiste
Casa

 

1
3 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

3 commenti:

  • giulia il 30/03/2015 21:37
    Tutto lineare in un mondo a zig zag
    Forte impatto emotivo nel leggerla..
    Molteplici interpretazioni da poter attribuire. Molto bella!
    Complimenti
  • Anonimo il 24/03/2015 01:07
    È molto più lineare delle ultime, forse perché è presente una fetta più grande di coscienza...
  • roberto caterina il 22/03/2015 16:34
    Un fratturarsi e un frantumarsi nel tempo del rientro che non esiste... fa riflettere.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0