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Meglio chiudere i pugni e spargere sale

Un giorno magari lo capirai pure tu
che non è sempre così semplice
respingere gli attacchi facendo finta di niente,
con la faccia che piano piano si riempie
di sangue e poi finisce come quella volta,
con giorni d'interminabile silenzio
e un bilancio che non coincide mai
con la somma dei momenti belli
che ci eravamo immaginati a sedici anni.
Un punto che ogni tanto si fa estremo
e ogni tanto perde lo slancio e si allunga
su una miriade di ore tenute insieme
dall'avidità di chi si crede maestro
e ci impone regole che raramente hanno un verso.
Con tutte le maledette parole che di notte
inciampano sulle voglie e fanno solo finta
di rimetterti in piedi. Hai qualcosa nelle scarpe
ma non è questo che ti trattiene.
Forse la malinconia per una partenza improvvisa,
o la corsa in mezzo ad una folla di teste
che non sanno chi sei; magari un trionfo
soltanto immaginato, con le mani che ti prendono
a sudare e le chiacchiere che si fanno insulse,
proprio lì, quando non rimane più niente
da rimettere a posto. Scendi qualche gradino,
passi tutto il tempo del mondo a prenderti
cura del tuo profilo, poi fai finta di niente e risali.
Lentamente, con la salvezza appesa al colore di un filo,
e tu che la prendi a ridere e ti distrai.
Col fiato che non sa più a chi fare appello,
e un'armonia che non ha più alcun sapore.
Meglio chiudere i pugni e spargere sale.

E imparare qualcos'altro a passo di danza,
mentre fuori il cielo si fa sempre più nero
e l'immagine che hai di me rischia
di sfiorare il segno del ghiaccio.
Con un pianto che rischia di diventare antico
come quel rancore che ogni tanto torna
a chiederti giustizia, segue i tuoi desideri
e poi risale in cattedra, insieme ad un mare di sbadigli.
Ti crede debole, ma non hai voglia di fare
tutto il giro e rimani in attesa, con le braccia
ciondolanti e una gran voglia di farti del male.
A luci spente, anche se pensi che buttare giù
lo spasimo non sia sufficiente. Non tremi più,
c'è ancora tanto di quel tempo per rimpiangere
gli anni migliori, e dare della puttana all'aurora
non ti ha mai fatto sentire meglio.
Sulla tua gonna non c'è più traccia
di quel fantasma che tenevi al guinzaglio,
non c'è più nemmeno il disegno che dicevi
ti portasse fortuna. Solo una misera moneta,
consumata da chissà quante dita,
e un minuscolo fiore che chiami miracolo,
aggrappato come uno zombie alla tua scala di marmo.

 

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