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Inno al caffè

Lo vedo lì,
Al bancone,
Proprio come Me.

Vi giuro,
Non l'avevo proprio notato.

Ha ordinato un caffè
Proprio come. Me.

Che strano è stato
E allora ho pensato:
Che viaggio avrà compiuto!
Che storie avrà vissuto!

Poi mi si è insinuata,
Viscida certo,
Una domanda
Semplice e innocente:

Come si permette
Di starsene lì
Come se fossi niente?

Poi nella tazza ho guardato
E mi sono accorto che il caffè
Non meno del mio compagno
Era immigrato.

Così
Dal nulla
Mi sono accorto

Che rosso,
Proprio come il mio,
Sarebbe stato
il suo sangue
se si fosse tagliato.

E a colui che lo guardava con sospetto
Quel nero il caffè l'ha pure offerto.

 

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3 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 09/05/2015 11:02
    bellissima poesia, un tema sociale che dovrebbe essere visto sotto diverse angolazioni. per es :
    Siamo anche noi un popolo di migranti e conosciamo sulla nostra pelle cosa significa abbandonare la propria terra , gli affetti, per necessità. Da notare che, come per un'interessante coincidenza, il numero dei italiani ufficialmente residenti all'estero, sia molto prossimo al numero degli stranieri in Italia.
    Grazie ai lavoratori stranieri regolari, entrano nelle casse dell'INPS oltre 103 milioni di euro, contributi versati da 250 mila lavoratori, di cui 130 mila migranti. Perché tutto questo razzismo? Non è solo per il colore della pelle...è l'egoismo, il potere dei più avidi che alimenta il fuoco.
  • Anonimo il 27/04/2015 13:59
    Grande poesia, john... contenuto altamente sociale e poi devo dire che questa forma in simil prosa mi aggrada molto... bella bella, posia estemporanea, non costruita, spontanea come poche... un saluto.

3 commenti:

  • antonina il 09/05/2015 15:43
    anonimo sono io.. antonina
  • Anonimo il 09/05/2015 11:05
    Non capisco perché non sia visibile chi commenta.. sono io.. antonina.
  • Stanislao Mounlisky il 27/04/2015 19:36
    Una poesia che ti apre il cuore, semplice, originale, profonda.
    Complimenti

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