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La morte di Darnley

Con la notte fonda in cuore, alle cinque di mattina,
Darnley ancor febbricitante, ricevette la Regina.
In ogni sua parola la sciagura rimbombava,
ma lo sciocco innamorato, ciecamente si fidava.
Era del tutto ignaro e non sospettava che,
l'eredità di Caino, stesse lì, innanzi a sé.
Che il peccato che la Morte rifiutò inorridita,
con l'atridica consorte entrò nella sua Vita.
Lei Regina, eppure schiava d'una volontà più forte,
gli tesseva ubbidiente la camicia della morte.
L'appoggiò sulle speranze, e poi, con la man furtiva,
sfilacciò quella vita, incantevole di viva!

Con il cuore infreddolito, con la mente delirante,
con la penna del supplizio, scrisse al suo amante,
monologo allucinante di un'anima sconvolta,
della mortale congiura nel quale fu coinvolta.
Io agogno la morte-scrisse ella-e non il giorno,
quando torrenti di sangue mi scorreranno intorno!
Qual terribile tormento! Vorrei piangere ma non posso,
né dormir senza sentire il pugnale del rimorso..
Quale angoscia mi procuri! Pur ti sono ubbidiente!
Sia che il mio nome, valga meno che niente.
Per te ho messo in sprezzo tutto, il mio onore, la mia vita,
per te che tuttora squarci quest'anima ferita!
Il tuo voler è fatto, per me scampo più non c'è;
quella scure sanguinosa starà sempre innanzi a me.
Alle undici di sera, ella se ne andò in fretta,
lasciando lo sciagurato nella casa maledetta.
Dove, dopo qualche ora, un'esplosione forte,
riscaldò il cuor di Darnley con il freddo della morte.

Ma il famelico peccato, sparso ovunque sulla terra,
perseguitò la Regina, dichiarandole guerra.
Cercò invano un riparo, ma il destino volle che,
Lei sfuggisse la tragedia, con Melpomene in sé.

 

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