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L'aprirsi d'un mare oltre la luce degli occhi

I marosi si ritraggono veloci
accarezzando le spine dei ricci
e s'infrangono sulla scogliera.
I pori delle rocce s'imbevono di salmastro
ma conta il fragore che s'instilla nell'udito,
ne coglie le sfumature e genera curiosità:
sorge un lampo acuto nelle pupille,
si sposta la luce degli occhi
e del litorale ne coglie le rilevanze.

È una costiera frastagliata,
di anse ebbre di sale, insinuate,
aperte a sbocchi sulle increspature,
sottilmente infittite da una spuma ferita
dal vento di maestrale.

Al limitare della distesa salina,
vaghi promontori s'intuiscono
in un arcipelago.
Un'isola annessa appare nell'aria tersa
ma sparisce non appena compaiono velature.

E, però, più l'aprirsi d'un mare sin dalle rive-
varca l'ampiezza d'una fitta coltre di nubi-
a render lucente l'immagine d'una fotografia di ibertà.

 

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3 recensioni:

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  • Walter Tresoldi il 23/09/2015 23:10
    Una bellissima fotografia di libertà, ben chiarita dal titolo, che rende protagonista chi guarda e contempla.
  • stella luce il 14/06/2015 17:32
    Adoro il mare... belli questi tuoi versi come tutti gli altri... complimenti
  • Verbena il 05/06/2015 02:09
    Par di respirare l'aria salmastra, di vedere la fitta coltre di nubi sul mare dei tuoi pensieri espressi in quesi bellissimi versi. Complimenti.

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