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E tu che mi sussurravi che per noi, forse, non sarebbe stato diverso

Una rosa pallida che sembra perdersi
sotto i colpi irragionevoli del tempo,
e intanto giace inconsapevole
in mezzo al disordine della campagna,
tra rampicanti scure come sentieri lasciati a macinare
lame di sole e cumuli di legname zuppi di vernice;
un sentimento antico su un occhio avaro
che riesce comunque a penetrare l'infinito
rincorrersi di dita che disegnano miracoli leggeri,
in circolo sopra i pensieri meno atroci,
senza chiedersene la ragione. In ginocchio quasi.
La religione degli avi, probabilmente;
sempre un po' più a Sud di questo labirinto
di alberi senza nome. Dimmi che mi ami.
Su una panchina a due passi da una fontana
che gira su se stessa e poi si ferma,
con lo scirocco che ti raschiava la faccia
e lasciava uno strano sapore in bocca,
come di acqua colorata di verde.
Un gioco di parole attorno a una canzone
che parlava di angeli caduti e paradisi
caldi, appesi male su una parete
che ti piaceva immaginare così, quasi in catene.
Con un sorriso mai in bilico però, perché la salvezza
che sognavi era ormai odore di vaniglia e mani sudate,
chiuse ad ancora attorno alle pietre bianche e ai portoni chiusi
di questi vicoli senza pace, che si lasciano
attraversare come fosse niente
e poi si ritirano sotto le ombre incerte che parlano
di intervalli mai regolari e di vecchie croci
precipitate all'improvviso. Tu non sapevi
chi fosse quell'uomo con la sigaretta
a passeggio sugli scogli e ti lasciasti fotografare così,
con la sua macchina azzurra sullo sfondo
e il desiderio di toglierti le scarpe
rimasto a metà bocca.
Una luce troppo forte, che non riuscivi mai a vincere del tutto.
Lenti scure, quasi tonde: ti perdevo di vista,
poi ti riafferravo al volo, lasciandoti piccoli segni
sul pallore della fronte, sulle guance, dietro il collo.
Dimmi che mi ami, non ti stancare proprio adesso.

E poi su un vecchio molo dal profilo nero,
con i tuoi capelli che rincorrevano chissà quale oracolo,
tra gli sbandamenti leggeri di chi si era già
lanciato in una folle corsa e le carezze
che non ci saremmo mai dati,
a raccontarci di anni passati a crederci
un po' diversi e donarci innocenza
in forma di limpidi sprazzi di liquore dalle placidi essenze.

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