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Di un corpo infine mente

Di un corpo precario
alla fine diventi la mente,
si riversano i timori, tremori
come da un'anfora in un bicchiere, minuscolo.
L'autoironia è un cibo
la superficialità un passo,
olio su un cammino per il cammino, un sasso.
Da claudicante scoprirsi un vero clown dicante,
ciondolo opaco dell'io che ciondola
da destra a sinistra, il mio avanti e il mio indietro.
Barcollante,
un bar che ti tiene incollato a bere i soliti percorsi,
corse lente come viscidi sorsi,
sorci che strozzano in gola,
così la candela cola.

 

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3 recensioni:

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  • vincent corbo il 23/06/2015 08:17
    Ho sempre apprezzato i tuoi sublimi giochi di parole, mai vuoti, che fanno viaggiare con la mente.
  • Rocco Michele LETTINI il 23/06/2015 07:21
    Un sentito verseggio... dettato da la quotidianità malsana...
  • Marysol il 23/06/2015 00:42
    Una raffigurazione cruda ma vera, o almeno credo...
    Datti più fiducia, guarda il tuo bicchiere: è mezzo pieno...
    Cola cera una candela, ma è perché ha dato luce, guarda positivo, la vita può sorriderti se tu lo vuoi.. Bella poesia

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