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Analfabeta del tempo

Perso l'obiettivo inconfutabile di una macchina fotografica

storica
o
personale

il passato
me lo sono sempre raccontato a modo mio

camera oscura

di un presente

incapace
di sillabare gli attimi di sviluppo in preziosità d'infinito

ed
il futuro

rimarrà per me un improvvisarsi di ballerini

funamboli e illetterati
camminanti su una corda sempre più tesa tra terra e vuoti d'aria

Non so neanche cosa mi succederà tra un attimo

rottura

caduta

tracollo

o volo

e Tu
a mia insaputa

corpo mio

quale programma porti nella Tua ostinata memoria senza voler cedere neanche di un passo

sopravvivenza e orizzonti

che ripeti come una eterna cicatrice dal piede sinistro

eppure
a suo tempo
mi sarebbe bastato fermarti un attimo per strada

scostarti i capelli dalla fronte

guardarti negli occhi

ed
avrei imparato da Te a leggere e a scrivere il mio destino tra le stelle

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • roberto caterina il 08/07/2015 09:10
    Le macchine fotografiche, spesso camere chiare per la nostra consapevolezza di analfabetismo emotivo.
  • Rocco Michele LETTINI il 08/07/2015 07:19
    Uno stupendo quanto riflessivo decanto... Da la chiusa la certezza di un percorso istruttivo... metaforicamente costrutto... Il mio elogio Vincenzo...

1 commenti:

  • Verbena il 08/07/2015 08:21
    Troppo bella, Vincenzo. Quell'eterna cicatrice sul piedi sinistro" è davvero grandiosa. La chiusa celestiale nel suo componimento. Par di sentire leggeri e precisi tocchi di batteria, sicuri, emozionanti, ad effetto. Bravo davvero.

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