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La vena

Nello spazio aeternum
evanescente umidità
ammutoliva
d'opaco
esaltante colore.
D'in pieno si rivelò,
la chiara fragilità
del nitido.
Mia mente evaporò pensieri,
segreti taciuti
all'ombra del sole
radioso e faticoso.
Corporeità bolliva
al vapore
d'acqua e di schiuma;
nell'intanto, essi,
non dichiaravan
al nudo petto
l'intenti.
Autocosciente d'una fredda
doccia
di cogitazioni infernali.
Tacete! Tacete!
ammonivo
insistente
inquietata,
cercando di silenziare
l'intima lotta
nel profondo
d'acqua dolce.
Al principio prudente,
cauta,
presi come specchio argenteo,
la lama appoggiata,
e come corda
su violini,
passeggiai.
D'in tratto un brivido,
fu ferito
il tallone d'Achille;
d'in tratto una nota ghiacciata,
una perla rosso sangue
ed il mio argento sporco.
Uccisa la contemplazione.
Destata dal meditare,
differente visione
al destro tallone,
sangue fuorviante
cui non riuscivo
a badare

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 17/05/2016 14:19
    Molto piaciuta questa tua bella davvero!

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