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L’abbandono

È ancor il sol a scaldar l’aria bianca,
le anime son molte stamattina
con grigio sonno e l’ombra ancor stanca;
Fuori già gusto l'odor di cucina.

Che sapor di cielo…è il canto alato,
un nero augell’ d’improvvisa follia,
il suo lieve canto volta malato.
D’impatto son solo, anima mia!

Nulla serve per il dolce ritorno,
non gioisce l’incredula aura,
ora il mio cuor all’improvviso mordo

che del mio dolor del tutto or è adorno.
In mente mia più veloce s’instaura
L’immagine tua, un dolce ricordo.

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 15/07/2012 13:18
    Due osservazioni:

    1) Non dovresti apocopare "ancor" nella prima quartina, a meno che tu non abbia in mente qualche dialefe
    2) Sono un po' all'antica su certe cose, non sono del tutto convinto della sillabazione da te usata per giungere all'endecasillabo (ad esempio l'assenza di dieresi in "gioisce".

    Però mi è molto piaciuta la velata malinconia di cui è intriso il sonetto.

3 commenti:

  • Riccardo Brumana il 14/10/2007 22:16
    molto malinconica, non è il mio genere, ma mi è piaciuta!
  • roberto mestrone il 14/10/2007 17:25
    Sonetto velato di dolce tristezza...
    Suggestive le due terzine.
    Bravo Andrea!
    Ro

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