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Il mio ricordo di Te

Riversa sul pavimento
nel Silenzio che l'avvolgeva
Regina il suo destino scriveva
s'abbandonava senza un lamento.

Ci vuole distrazione di sé e un po' di coraggio
per lasciare un mondo ed entrare nell'altro
quando non si può più riavvolgere il nastro
e dell'immutabile presente si brama il raggio.

Ti ricordo Anna come la più materna delle donne
le gambe accavallate, l'altera bellezza
ch'io volevo sposare con infante gentilezza
mentre l'azzurro dei tuoi occhi mi teneva insonne.

Giovedì otto d'ottobre per combinazione
senza far valigia hai lasciato la stazione
e io che non sono Dante, né Galileo
sei andata via a giorni sessanta dal Giubileo.

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Vincenzo Capitanucci il 12/10/2015 11:41
    bella Fabio... c'è un dolore.. contenuto.. sobrio.. che nasconde un immenso amore..

1 commenti:

  • Antonio d'Abbieri il 15/10/2015 17:41
    Grazie Fabio per aver condiviso le tue emozioni con questa delicata poesia. Le tue poesie sulla mamma toccano sempre il mio sensibile cuore.
    Ciao,
    Antonio

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